Come c’era da aspettarsi, l’annuncio del Presidente Donald Trump di voler sollevare il velo di segretezza che avvolge i Fenomeni Anomali Non Identificati (UAP) ha generato sensazioni contrastanti. La notizia ha colpito non solo l’opinione pubblica, ma anche i protagonisti della recente disclosure che, pur incoraggiati da dichiarazioni di portata storica, attendono ora risultati critici e tangibili.
In questo contesto non si è fatta attendere la reazione di Christopher Mellon, già vice assistente segretario alla Difesa per l’intelligence, che ha inquadrato così la situazione: “Questo potrebbe essere un momento importante, ma l’impatto dipenderà dal seguito che verrà dato”. Secondo Mellon, l’azione di Trump potrebbe servire a scuotere un apparato burocratico spesso accusato di opacità, a partire dall’AARO (All-Domain Anomaly Resolution Office):”La direttiva del presidente dovrebbe esercitare una pressione costruttiva su ogni ente rilevante, inclusa l’AARO, affinché partecipi in modo più coerente e rispetti gli obblighi di rendicontazione previsti dalla legge. L’AARO non ha ancora adempiuto ai suoi obblighi statutari. Non ha pubblicato né il secondo volume di un rapporto imposto dal Congresso sul coinvolgimento del governo con gli UAP, né la relazione annuale richiesta per il 2025″. Mellon ha inoltre ricordato che la verità non emergerà con un semplice click: “Sappiamo che è improbabile che la verità emerga dall’oggi al domani. Le barriere di classificazione, la cautela istituzionale e i ritardi burocratici rappresentano veri ostacoli a questo sforzo. Ma se questo impegno verrà perseguito con coerenza e in buona fede, il processo acquisirà slancio e inizierà ad abbattere i restanti muri di segretezza che hanno circondato questo argomento per decenni”.
Un approccio decisamente più netto è stato espresso da Luis Elizondo, ex capo dell’AATIP. Intervenendo su NewsNation nel corso del weekend, Elizondo ha lodato l’apertura dell’amministrazione Trump, definendo la realtà degli UAP come “il segreto peggio custodito della storia americana”. Tuttavia, ha avvertito che il processo di declassificazione avrà una portata senza precedenti: “Se pensate che i file di Epstein siano stati un argomento scottante da portare nel dominio pubblico, non avete ancora visto niente”, ha dichiarato a Chris Cuomo, sottolineando l’estrema complessità di ciò che il Presidente si appresta a svelare.
Pungente e diretta è stata la risposta del contrammiraglio in pensione Tim Gallaudet, figura di spicco nelle recenti audizioni congressuali sul tema. Pur riconoscendo nella carica presidenziale un potere in grado di declassificare i file che l’AARO non ha potuto o voluto toccare, ha tuttavia invitato alla più assoluta prudenza: “Come per altre promesse fatte da Trump, ci crederò quando le vedrò. A volte le mantiene, come con i primi attacchi ai siti nucleari iraniani, ma altre volte no, come quando diceva di voler porre fine alla guerra tra Russia e Ucraina in un giorno”. Riferendosi poi alla personalità imprevedibile del Presidente, ha aggiunto: “È un personaggio dai tratti contrastanti… quindi, la reale entità della sua divulgazione resta un’incognita”.
Al coro delle reazioni si è unita anche quella di un anonimo informatore dell’intelligence che, tramite DefenseScoop (testata giornalistica dedicata alla Difesa e alle tecnologie militari statunitensi), ha sollevato dubbi sulla reale portata dell’operazione: “A questo punto, le vere domande sono: riusciranno a trovare risposte che sono state nascoste? Potranno davvero essere divulgate risposte che coinvolgono armi o tecnologia? Purtroppo, se astronavi extraterrestri si fossero schiantate e fossero state sottoposte a reverse engineering, gli Stati Uniti non rivelerebbero le armi o la tecnologia da esse derivata. Ecco perché credo che molte persone che hanno festeggiato questo annuncio potrebbero rimanere deluse, non per mancanza di impegno, ma per la natura delle informazioni in gioco”. Sulla base di conversazioni avvenute dopo l’annuncio di Trump, il whistleblower prevede un’iniziativa a tutto campo che coinvolgerà la comunità dell’intelligence e numerose entità governative, aggiungendo: “L’esistenza di intelligenze aliene o non umane rimane incerta, ma ciò che è certo è che dei droni hanno sorvolato Langley senza essere tracciati, intercettati o abbattuti. Questa è solo una delle tante gravi vulnerabilità dello spazio aereo, e credo che questa caccia ai documenti le smaschererà. Al momento, stiamo di fatto volando alla cieca, nonostante la nuova legislazione sulle misure anti-droni in siti sensibili”.
Un appello al pragmatismo giunge infine da Avi Loeb, professore e astronomo dell’Università di Harvard nonché capo del Progetto Galileo. Loeb si è dichiarato disponibile ad aiutare il governo “a svelare il significato dei dati divulgati”, contribuendo a interpretare le nuove informazioni sugli oggetti anomali man mano che emergeranno, ma ha suggerito una via immediata per sbloccare l’impasse: “Un passo che può essere intrapreso immediatamente è declassificare gli eventi di 50 anni fa. Le tecnologie utilizzate mezzo secolo fa non sono più strategicamente sensibili. La pubblicazione di dati più vecchi potrebbe far progredire significativamente la ricerca scientifica”. Il professore ha poi aggiunto: “Spero che impareremo molto da questa rivelazione, incluso ciò che sa l’AARO. Il governo degli Stati Uniti monitora regolarmente il cielo e gli oceani e sarebbe stato il primo a documentare oggetti anomali. Se dovessimo essere visitati da oggetti tecnologici non umani, spero di trovare chiare prove scientifiche a riguardo”.
Tra cautela e speranza che finalmente si sia aperta una crepa nel muro decennale di segretezza e finta trasparenza, una cosa appare certa: l’annuncio di Trump ha incontrovertibilmente alzato la posta in gioco. Nel crescente clima di sfiducia nelle istituzioni, il successo di questa iniziativa presidenziale non si misurerà sulla quantità di documenti resi pubblici, bensì sulla capacità dell’amministrazione di fornire prove inconfutabili. Il tempo delle smentite sembra essere scaduto; ora, come suggerisce il contrammiraglio Gallaudet, non resta che stare a vedere se alle parole seguiranno finalmente i fatti.