Jacques Vallée con accanto la copertina di “Forbidden Science 7: Final Report”
All’età di 86 anni, con alle spalle sette decenni interamente consacrati all’esplorazione scientifica dei confini della realtà, il Dr. Jacques Fabrice Vallée ha consegnato alla storia della ricerca contemporanea il settimo e, a quanto pare, conclusivo volume dei suoi diari personali, Forbidden Science 7: Final Report (2020-2025). L’opera, pubblicata all’inizio del 2026, si inserisce in quello che, per molti, è un momento di svolta epocale, segnato dal tramonto dello stigma sui fenomeni aerospaziali non identificati.
Da sinistra, Jeremy Corbell, Vallée e George Knapp
Parallelamente alla diffusione della monumentale opera diaristica, le estese dichiarazioni pubbliche rilasciate da Vallée tra la fine del 2025 e il settembre del 2026 — in particolare nel corso dell’approfondita intervista con Ross Coulthart nel programma Reality Check su NewsNation e nell’episodio speciale del podcast Weaponized con George Knapp e Jeremy Corbell — hanno squarciato il velo di riservatezza su una serie di operazioni coperte condotte dall’intelligence statunitense e dai suoi apparati scientifici subordinati.
Il Database Capella e il fallimento del Progetto AAWSAP/BAASS
Tra il 2008 e il 2010, la Defense Intelligence Agency (DIA) finanziò segretamente il programma AAWSAP (Advanced Aerospace Weapon System Applications Program), la cui esecuzione operativa fu affidata alla Bigelow Aerospace Advanced Space Studies (BAASS). All’interno di questa struttura di ricerca, Jacques Vallée fu incaricato di progettare e supervisionare l’architettura del più sofisticato magazzino dati sul fenomeno UAP mai concepito: il Database Capella. Capella non era un mero elenco alfabetico o una tabella di avvistamenti, ma un vero e proprio archivio multidimensionale concepito per integrare 14 differenti banche dati preesistenti, contenenti oltre 260.000 casi provenienti da fonti militari, rilevamenti radar, tracciati video ed estese indagini civili condotte negli Stati Uniti e nel resto del mondo.
Le 14 banche dati confluite in Capella comprendevano gli archivi storici dell’Aeronautica americana (Project Blue Book), i registri radar del NORAD, i dossier ufficiali francesi del GEIPAN, le rilevazioni navali dell’US Navy sugli Unidentified Submerged Objects (USO), i dettagliati file raccolti durante le campagne d’indagine in America Latina (Brasile, Argentina, Cile) e le banche dati private curate da eminenti ricercatori indipendenti. L’architettura originaria del progetto prevedeva un piano di lavoro quinquennale, suddiviso in fasi metodologiche rigorose, necessario per processare un volume di dati così eterogeneo e complesso:
– Fase 1 (Bonifica e Investigazione Diretta): Un team composto da 40 investigatori scientifici e analisti di campo fu assunto da BAASS per ri-verificare i dossier, ripulire le banche dati storiche dai duplicati e condurre nuove indagini sul posto con testimoni diretti e misurazioni ambientali.
– Fase 2 (Filtrazione Algoritmica e Isolamento del Rumore): L’implementazione di un primo livello di Intelligenza Artificiale orientato all’eliminazione automatizzata del rumore di fondo. L’obiettivo era testare ed eliminare fino al 95% dei casi spiegabili (falsi positivi, satelliti, fenomeni atmosferici, velivoli convenzionali) per isolare un nucleo ‘puro’ di circa 40.000 casi autenticamente anomali.
– Fase 3 (Analisi degli Invarianti e Pattern Matching Globale): L’estrazione degli ‘invarianti fisici e comportamentali’ del fenomeno su scala planetaria, incrociando parametri quali emissione luminosa, masse apparenti, alterazioni della vegetazione, interferenze elettromagnetiche e contatti coscienziali.
Nonostante le grandi aspettative, il programma fu tagliato e chiuso prematuramente dalla DIA dopo soli due anni e mezzo di attività, impedendo di fatto l’inizio della Fase 2. Il team di investigatori, composto da 40 analisti specializzati, venne licenziato con un preavviso di due sole settimane e il loro lavoro disperso. Il vasto patrimonio informativo del Database Capella venne assorbito dal Dipartimento della Difesa dove, secondo quanto asserito da Vallée, giace tuttora inutilizzato come, usando le sue stesse parole, un inutile “secchio di bit”. Ancor più sconcertante è il fatto che Vallée e i suoi colleghi non abbiano mai subito le consuete procedure di de-briefing dai loro nullaosta di sicurezza speciale, palesando così un’anomalia burocratica a testimonianza di una gestione caotica e frammentata dei segreti UAP a Washington.
Non solo. Quell’immensa mole di dati racchiude in sé un paradosso che il tempo ha reso solo più evidente. Fin dalla sua concezione originaria, il Database Capella era stato pensato per essere vagliato da un primo strato di Intelligenza Artificiale, secondo il piano metodico della Fase 2, un’ambizione che, tuttavia, il taglio prematuro dei fondi ha relegato a semplice ipotesi di lavoro, mai messa alla prova. Oggi, a distanza di quindici anni, mentre i modelli di Intelligenza Artificiale hanno raggiunto capacità di analisi che nel 2010 erano pura fantascienza, l’interrogativo si ripropone con urgenza: potrebbe l’AI odierna dare finalmente un senso a quel “secchio di bit” abbandonato nei server del Pentagono?
La metafora del Vietnam: perché l’Intelligenza Artificiale non può risolvere l’enigma
Nel corso dell’intervista rilasciata a Reality Check, Ross Coulthart ha incalzato Vallée senza mezzi termini proprio su questo aspetto, chiedendogli se i recenti e vertiginosi progressi dell’Intelligenza Artificiale e dei grandi modelli linguistici (LLM) possano davvero permettere di “spaccare” il segreto degli UAP, estraendo autonomamente le soluzioni dai server governativi. La risposta di Vallée è stata una lezione chiara e severa su come funzionano i dati e le notizie. Per spiegarlo, ha usato un esempio molto efficace preso dalla Guerra del Vietnam. L’ufologo franco-statunitense ha spiegato che, durante il conflitto, negli anni ’60, il Pentagono accumulava quotidianamente nei propri computer tonnellate di statistiche provenienti dalle unità di combattimento sul campo: conteggio dei corpi nemici, chilometri di territorio pattugliati, tonnellate di munizioni sganciate. Sulla carta, l’elaborazione informatica dei dati indicava una vittoria americana schiacciante e imminente. Tuttavia, quando alcuni analisti indipendenti del Pentagono decisero di recarsi fisicamente nelle giungle del Vietnam per constatare la corrispondenza tra i dati acquisiti e la realtà, scoprirono una verità drammaticamente opposta. I soldati al fronte, infatti, confessarono che evitare i settori indicati come “sicuri” nei report d’intelligence del Pentagono era l’unico modo per sopravvivere, in quanto le forze dei Vietcong controllavano capillarmente il territorio ed esercitavano una schiacciante superiorità tattica. Per questo motivo, ufficiali e sottufficiali inviavano dati falsificati a Washington, consapevoli che il comando centrale “non voleva ascoltare la cruda verità”.
Con questa metafora, Vallée ha voluto sottolineare che i dati, da soli, spesso valgono poco o nulla, in quanto bisognerebbe tenere conto anche della loro “purezza”. Nessun algoritmo infatti, per quanto sofisticato, può correggere un corpus di dati già distorto alla fonte da analisti restii ad affrontare verità scomode. Per questo motivo, sottoporre il Database Capella a una AI significherebbe applicare un potente strumento analitico a un archivio che porta impresse le stesse omissioni e alterazioni che, in Vietnam, trasformarono le statistiche di guerra in una fantasia. L’Intelligenza Artificiale eccelle nell’individuare correlazioni all’interno dei dati che le vengono forniti, ma resta cieca di fronte a ciò che quei dati, per scelta o per censura, non hanno mai registrato — proprio come i computer del Pentagono non poterono mai “vedere” i settori che i Vietcong controllavano realmente. E se l’opacità che avvolge Capella non è di natura tecnica ma politica, la domanda che Vallée pone implicitamente non è più quale algoritmo utilizzare, bensì quale architettura di potere abbia prodotto e custodito quei silenzi per quindici anni.
Compartimentazione vs mito del controllo centralizzato
È proprio a questa architettura di potere che Vallée, poi, dedica uno dei passaggi più demoralizzanti ma, al tempo stesso, illuminanti dell’ultimo volume dei diari, decostruendo il mito del ‘Governo Ombra’ centralizzato e monolitico. Nell’opinione pubblica ufologica prevale da decenni, infatti, la convinzione che esista una singola stanza dei bottoni, un comitato di vertice (stile Majestic-12) che custodisce la “Verità Assoluta” sugli UAP e dirige una strategia globale di disinformazione. Il verdetto maturato da Vallée in 70 anni di interazioni con CIA, DIA, Pentagono e dirigenti della Silicon Valley è diametralmente opposto: nessuno è veramente al comando.
La comunità di intelligence degli Stati Uniti è articolata in 14 agenzie distinte, ciascuna delle quali, a sua volta, gestisce centinaia di Programmi ad Accesso Speciale (SAP) e Unacknowledged SAP (USAP) rigidamente compartimentati sulla base del ‘Need-to-Know’ (necessità di sapere). In questo ambiente iper-frammentato, osando un’altra metafora, la mano destra non solo ignora cosa faccia la mano sinistra, ma le due mani opererebbero spesso come concorrenti burocratiche e commerciali. A riprova di questa agghiacciante realtà, Vallée cita un episodio storico vissuto negli anni ’80 durante il suo lavoro di consulenza per il Congresso degli Stati Uniti sulla gestione dell’informazione d’emergenza, organizzato sotto l’egida del senatore Al Gore. In quell’occasione, Tom Beldon (analista senior dell’Institute for Defense Analyses) e Sir Arthur Lundahl (leggendario fondatore del National Photographic Interpretation Center della CIA) raccontarono un vertice segreto convocato per coordinare la risposta americana a un eventuale attacco nucleare sovietico primario. Beldon, che aveva ottenuto per l’occasione i nullaosta di sicurezza per tutti i 54 progetti d’emergenza attivi nel paese, riunì i rispettivi direttori in un’unica stanza. I primi dieci minuti della riunione furono segnati dal panico e dallo sconcerto: oltre la metà dei generali, alti dirigenti e tecnici presenti ignorava del tutto l’esistenza dell’altra metà. Generali pluridecorati dell’Aeronautica si trovarono a chiedere conto della presenza di civili in jeans, scoprendo che si trattava di ingegneri della compagnia telefonica AT&T dislocati in bunker sotterranei nel Colorado, senza i quali nessun telefono della Casa Bianca avrebbe funzionato in caso di allarme atomico. Se questo livello di caos caratterizzava il programma di sopravvivenza nucleare della nazione, Vallée sottolinea come il tema UAP presenti un grado di frammentazione e di occultamento reciproco ancora più devastante. Questa barriera istituzionale spiega anche perché figure civili di rilievo come il Dr. Eric Davis abbiano spesso avuto accesso a informazioni di massima segretezza sui programmi di recupero relitti nettamente superiori a quelle in possesso dei direttori ufficiali degli uffici governativi del Pentagono, come il Dr. Sean Kirkpatrick alla guida dell’AARO. La compartimentazione protegge la segretezza industriale delle aziende aerospaziali coinvolte (Lockheed Martin, Northrop Grumman, Raytheon), creando un muro difensivo impenetrabile persino per la supervisione democratica del Congresso degli Stati Uniti.
Il caso “Gilbert”
All’interno di questa complessa “scatola cinese” di programmi segreti gestiti dai contractor della difesa, si colloca una delle vicende più straordinarie custodite in Forbidden Science 7 e rilanciate nel corso dell’intervista a Coulthart del settembre scorso: il caso di ‘Gilbert’. Con questo pseudonimo Vallée protegge un master remote viewer di primissimo ordine, formatosi nei protocolli scientifici dello spionaggio psichico e paragonabile per talento a Ingo Swann e Uri Geller. Approssimativamente nel 2005, Gilbert fu prelevato d’urgenza, trasportato a bordo di un veicolo dalle superfici interne oscurate e condotto all’interno di una “piccola montagna” — una Deep Underground Military Base gestita non da forze armate regolari, ma da personale in uniformi prive di gradi e stemmi, tipico dei Private Defense Contractors.
Lì, in un laboratorio schermato nella roccia, illuminato e asettico, gli fu presentata un’entità biologica non umana vivente, alta oltre un metro e ottantatré, priva di tratti fisiologici identificabili e caratterizzata da forme e configurazioni di luce emesse da diverse parti del corpo. L’essere non era un prigioniero, bensì un “volontario” disposto a cooperare.
La comunicazione, durata diverse ore, avvenne esclusivamente attraverso impulsi luminosi e le facoltà percettive del remote viewer, impiegato come trasduttore di segnale: alle domande tecniche su propulsione e metallurgia l’entità rispose con schemi astratti intraducibili, mentre sul piano coscienziale trasmise la volontà di contatto e una critica alla fase di transizione spaziale dell’umanità, correlata al rischio di autodistruzione. Vallée, con il suo consueto clinico scetticismo, avverte di non poter garantire l’autenticità del racconto — lasciando aperta anche l’ipotesi di una messinscena psicologica — ma colloca l’eventuale “Controller” luminoso al vertice della propria tassonomia: un’intelligenza interdimensionale apicale, ben diversa dai Grigi e dagli umanoidi di bassa statura, capace di manipolare direttamente energia e campo coscienziale. Se autentico, il caso Gilbert dimostrerebbe che dietro il muro di compartimentazione dei contractor non si celano solo relitti metallici, ma interfacce viventi con un “Sistema di Controllo” che opera sul tessuto stesso della realtà.
Qui di seguito, una sintesi strutturata del resoconto contenuto in Forbidden Science 7: Final Report (2020-2025) di Jacques Vallée e delle dichiarazioni pubbliche 2025-2026 (podcast Weaponized, interviste). Tutti i dati derivano da testimonianza di seconda mano; Vallée sottolinea di non poter garantire l’autenticità.
Indagine OSINT su ~89.000 documenti FOIA CIA/CREST (progetti SCANATE → Star Gate, 1972-1995). Gilbert = pseudonimo → ricerca per esclusione dei profili pubblici.
Conclusione: profilo di «seconda generazione» o collaboratore civile a contratto della rete SRI/Invisible College, estraneo ai documenti desecretati. Nessun documento ufficiale declassificato contiene interazione diretta in presenza con NHI.
|
Haynesville (1966) e i calcoli di Edward Condon
Per dimostrare come la scienza ufficiale abbia deliberatamente insabbiato prove fisiche rilevanti già negli anni ’60, Jacques Vallée ha riportato al centro del dibattito (già precedentemente esposto durante il suo intervento alla Soul Foundation presso la Stanford University nel 2025) l’incredibile Caso di Haynesville, avvenuto la notte del 30 dicembre 1966 in Louisiana, al confine con l’Arkansas.
Il professor Louie Galloway, stimato docente di fisica nucleare, stava percorrendo in auto una strada isolata attraverso una fitta foresta insieme alla moglie e ai due figli, sotto una pioggia battente. Improvvisamente, la famiglia fu investita da una sorgente luminosa pulsante e accecante situata a terra tra gli alberi a poche decine di metri di distanza. La radianza dell’oggetto passò rapidamente da un rosso-arancio profondo a un bianco di una brillantezza insostenibile, tale da cancellare del tutto il fascio dei fari dell’automobile e da illuminare a giorno la foresta per miglia intere, costringendo il professore a ripararsi gli occhi con le mani per non perdere il controllo del veicolo. In qualità di consulente del Project Blue Book per la riorganizzazione dei dati informatici insieme ad Allen Hynek, Vallée individuò immediatamente la straordinaria rilevanza del caso e mise in contatto il professor Galloway direttamente con il Dr. Edward Condon, il celebre fisico teorico che aveva lavorato con Robert Oppenheimer nel Progetto Manhattan durante la realizzazione della prima bomba atomica a Trinity.
Condon ridisegnò personalmente le equazioni di dissipazione termica del fenomeno di Haynesville, giungendo a un risultato sconvolgente: la sorgente di luce, concentrata in un diametro di pochi metri tra gli alberi, stava sviluppando un’energia radiante compresa tra 500 e 1400 Megawatt (fino a 1,4 Gigawatt) — una quantità di potenza pari all’output continuo di una centrale nucleare di grandi dimensioni. In condizioni fisiche normali, un simile irraggiamento avrebbe dovuto vaporizzare la foresta nel raggio di chilometri e incenerire l’automobile dei testimoni. Al contrario, l’impatto fu chirurgicamente circoscritto: la corteccia dei pini rivolta verso l’oggetto risultò completamente carbonizzata e irradiata, mentre la corteccia situata sul lato opposto del medesimo tronco, a soli tre centimetri di distanza, si presentava intatta e priva di qualsiasi danno termico. Vallée, che conserva personalmente nei propri archivi le campionature di corteccia prelevate dal professor Galloway, sottolinea come questo caso dimostri che l’intelligenza dietro il fenomeno non si limita a pilotare un veicolo, ma manipola localmente le leggi della termodinamica e dell’emissione di campo, schermando l’ambiente circostante dagli effetti distruttivi della propria energia. Nonostante l’eccezionalità delle misurazioni fisiche effettuate da due docenti di fisica nucleare e la ri-validazione del Condon Report (che inserì il caso tra gli ‘unidentified’ incontestabili), l’Aeronautica Militare americana archiviò la pratica raccomandando di trasferire il fascicolo all’Esercito poiché l’oggetto si trovava ‘a terra e non in volo’. Questo tragicomico palleggio burocratico dimostra per Vallée come le istituzioni abbiano sistematicamente utilizzato la compartimentazione per evitare di affrontare le implicazioni scientifiche dell’enigma.
L’evoluzione della coscienza e la nuova frontiera scientifica
L’integrazione dei dati emersi da Haynesville, dalle analisi isotopiche sui materiali recuperati da atterraggi e schianti UFO e dai diari di Forbidden Science 7 ha condotto Jacques Vallée alla formulazione della sua più radicale proposta epistemologica: il superamento definitivo dell’Ipotesi Extraterrestre classica, quella cioè «dei dadi e dei bulloni». Sebbene, in collaborazione con l’immunologo Garry Nolan della Stanford University, Vallée abbia condotto analisi spettrometriche su campioni metallici estratti da velivoli precipitati o da rilasci fisici documentati in Brasile (Ubatuba), Messico e Stati Uniti (Trinity, Council Bluffs), ottenendo risultati che hanno confermato composizioni isotopiche non in linea con le firme naturali della crosta terrestre né con i processi industriali noti, egli avverte che fermarsi alla sola metallurgia isotopica significa cadere nell’ennesimo errore riduzionista. Gli UAP infatti, secondo l’ufologo franco-statunitense, non sono semplici mezzi interstellari giunti da remoti sistemi solari attraverso lo spazio. La loro costante capacità di apparire dal nulla, di rompere la barriera del suono senza generare boom sonici, di alterare la percezione temporale dei testimoni e di manifestarsi attraverso forme simboliche e, in alcune circostanze, persino ecologiste, indica che ci si trovi al cospetto di un «Sistema di Controllo» interdimensionale capace di interagire con la nostra realtà tridimensionale modificando il tessuto stesso della coscienza umana.
Nelle sue battute finali a Coulthart, Vallée lancia un severo monito all’umanità: la corsa contemporanea alla militarizzazione dello spazio extra-atmosferico — con l’installazione di armi anti-satellite e la corsa al possesso delle risorse lunari — rischia di trasformare l’orbita terrestre in un teatro di autodistruzione. Se la specie umana desidera realmente stabilire un contatto consapevole con le intelligenze non umane che condividono la nostra matrice multidimensionale, non deve sviluppare armi più potenti, ma evolvere la propria struttura morale, filosofica e percettiva. La coscienza, insomma, è per Vallée la vera interfaccia attraverso la quale la realtà viene costruita, decodificata e sperimentata.