James Lacatski e l’architettura del segreto UAP: “Smettetela di guardare ai velivoli, la tecnologia non é la parte interessante”

James Lacatski

La figura di James Lacatski non si colloca nel perimetro della speculazione teorica, bensì rappresenta un asse portante del più vasto programma di investigazione UAP (Unidentified Anomalous Phenomena) finanziato dal governo statunitense: l’AAWSAP (Advanced Aerospace Weapon System Applications Program), in seguito evolutosi in OAP  (talvolta riportato come OSAP nelle trascrizioni). Lacatski ha imposto un mutamento dottrinale fondamentale, elevando il dossier UAP da una narrativa folkloristica di “luci nel cielo” a un’analisi tecnica basata su dati multispettrali.

Il background di Lacatski fornisce la chiave di volta per comprenderne la metodologia: ingegnere nucleare con un passato nella ricerca sulla fusione e sulla fisica del plasma presso l’Oak Ridge National Laboratory — dove ha analizzato la fattibilità dei reattori di tipo torsatron — è approdato alla Defense Intelligence Agency (DIA) come capo analisi delle minacce missilistiche rivolte agli Stati Uniti. In qualità di curatore e supervisore dei 38 studi tecnici prodotti dal programma, Lacatski ha applicato un rigore scientifico estremo per mappare tecnologie che sfidano i paradigmi correnti dell’aerospazio.

La pubblicazione dei quattro volumi curati da Lacatski, culminati in Future Visions, costituisce un’operazione di “disclosure controllata” autorizzata dal Pentagono tramite il processo DOPSR (Defense Office of Prepublication and Security Review).

I quattro volumi pubblicati da James Lacatski

Il fatto che un ex alto funzionario della DIA possa discutere apertamente di hardware di origine ignota indica un cambiamento nella gestione del segreto istituzionale. Non si tratta di una fuga di notizie, ma di un rilascio deliberato di dati tecnici volti a preparare l’apparato accademico e industriale a una realtà di “superiorità tecnologica non umana”, alterando permanentemente il rapporto tra trasparenza governativa e sicurezza nazionale.

 
 
 
 
Reperti fisici e il ruolo del complesso militare-industriale

L’acquisizione e lo studio di materiali di origine non umana (NHI) rappresentano l’obiettivo supremo dell’intelligence tecnologica, promettendo un salto evolutivo asimmetrico. Lacatski ha confermato che l’indagine non è limitata all’osservazione remota, ma include l’accesso diretto a hardware UAP di origine ignota, arrivando a descrivere l’ingresso fisico del personale all’interno di tali velivoli.

La declassificazione delle dinamiche relative al trasferimento di questi materiali rivela una profonda crisi di coordinamento tra il settore pubblico e i contraenti privati:

 

Immagine IA raffigurante un UAP oggetto di attività di reverse engineering

 
  • Il tentativo Lockheed Martin:

    sulla base di una lettera ufficiale del Senatore Harry Reid, fu avviato un tentativo di trasferire hardware UAP dalla Lockheed Martin a un programma governativo specifico per facilitarne lo studio.

  • Ostacoli burocratici e legali: nonostante il supporto politico, il trasferimento è stato bloccato da barriere legali e resistenze interne alla gerarchia della Difesa, evidenziando una compartimentazione che protegge i segreti industriali anche dalla supervisione del Congresso.
  • La sparizione dei documenti: Lacatski ha rivelato l’esistenza di una lista ufficiale e dettagliata dei materiali recuperati. Sebbene fosse nota l’esatta ubicazione fisica di tale documento, esso è “scomparso” dal luogo designato attraverso mezzi definiti “non ordinari”, impedendo de facto la tracciabilità dell’hardware.

Appare dunque evidente che la gestione di reperti NHI da parte di entità come Lockheed Martin o Bigelow Aerospace configura una “privatizzazione della verità”. Se le scoperte tecnologiche più rilevanti per il futuro della specie umana sono segregate in compartimenti privati privi di supervisione democratica, lo Stato perde la sovranità sull’innovazione radicale. Questo vuoto di potere istituzionale favorisce un’oligarchia tecnologica che opera al di fuori delle leggi sulla trasparenza, rendendo i dati tecnici sugli UAP uno strumento di potere corporativo piuttosto che una risorsa di difesa nazionale.

La fenomenologia a spettro ampio: oltre la fisica “dadi e bulloni”

Limitare l’analisi UAP alla sola propulsione aerodinamica è un errore strategico che ignora la natura interattiva e multidimensionale del fenomeno. I dati raccolti dall’AAWSAP indicano che l’interfaccia tra l’osservatore e il fenomeno produce effetti che eccedono la fisica convenzionale, suggerendo una forma di interferenza cognitiva e percettiva sistematica come si può, a titolo di esempio, evincere dall’esame dello specchio comparativo che segue tra quelle che sono identificabili come le comuni credenze sul fenomeno UFO/UAP e le rivelazioni di James Lacatski:

Credenze Comuni sugli UAP
Rivelazioni di Lacatski (Dati AAWSAP/OAP)
Fenomeno puramente meccanico/tecnologico.
Effetti medici e fisiologici debilitanti sui testimoni.
Rilevamento limitato a radar/ottica.
Segnali EM intermittenti e localizzati provenienti dalla Mesa (Skinwalker Ranch).
Interazione ambientale nulla o trascurabile.
Anomalie temporali nella crescita vegetale (crescita doppia o nulla).
Fenomeni aerospaziali isolati.
Manifestazioni di “creature preistoriche”, “dogmen” e levitazione umana (Skinwalker Ranch).
Amazon.it: Messengers of deception - jacques-vallele - Libri

La copertina del libro del celebre ricercatore Jacques Vallèe nel quale si analizza l’ipotesi che gli UFO/UAP possano in realtà essere una delle manifestazioni di intelligenze non umane ingannatrici

L’introduzione del concetto di “messaggeri dell’inganno” (deception) da parte dell’NHI (intelligenze non umane), inoltre, complica radicalmente secondo Lacatski  la missione dell’Intelligence: se l’intelligenza non umana è in grado di manipolare la percezione umana o di proiettare realtà alternative — come dimostrato dai casi di levitazione e dalle apparizioni di creature non biologiche — i protocolli di difesa basati sulla sensoristica tradizionale risultano obsoleti. Pertanto la possibilità di una “manipolazione percettiva asimmetrica” implica che i dati raccolti potrebbero essere deliberatamente falsati dalla fonte, richiedendo una nuova dottrina di contro-intelligence dedicata alle NHI. 

L’architettura del segreto: resistenza istituzionale e l’elemento religioso

Il conflitto interno al Pentagono non è una mera disputa burocratica per i budget, ma un conflitto culturale e ideologico che ha paralizzato la ricerca per decenni. Lacatski descrive un’opposizione frontale guidata da una fazione radicata nella comunità di intelligence che interpreta il fenomeno attraverso lenti dogmatiche e religiose, percependo le NHI come entità demoniache o antitetiche ai propri valori spirituali.

Questa opposizione ha dato vita a una vera e propria battaglia di contro-intelligence culminata in:

  • Sorveglianza illecita: sono stati rinvenuti telefoni approvati dalla GSA modificati per avere un raggio di trasmissione di 1,5 km, utilizzati per intercettare i ricercatori a Las Vegas.
  • Sabotaggio fisico: sono stati documentati graffi e segni di rimozione sulla parte inferiore dei veicoli dei membri del programma AAWSAP, indicativi dell’installazione e successiva rimozione frettolosa di dispositivi di tracciamento GPS.             

L’estrema compartimentazione, alimentata da pregiudizi ideologici, ha dunque portato secondo Lacatski alla “perdita della storia” istituzionale. La frammentazione dei dati fa sì che ogni nuova generazione di analisti debba ricominciare da zero, ignorando scoperte già effettuate e archiviate in programmi inaccessibili. Questo ciclo di inefficienza perpetua l’oscurità e garantisce che la conoscenza acquisita non diventi mai una competenza operativa dello Stato, lasciando la difesa nazionale vulnerabile a una minaccia che non comprende.        

Da OAP a “Kona Blue”: la continuità del monitoraggio

I programmi UAP non vengono mai realmente cancellati; subiscono metamorfosi burocratiche per sfuggire allo scrutinio pubblico o legislativo. Lacatski ha confermato che, alla chiusura ufficiale di OAP, la sua missione è stata trasferita sotto l’egida del Department of Homeland Security (DHS) con il nome in codice “Kona Blue”.

AARO DHS Kona Blue

Frontespizio del declassificato report sul progetto “Kona Blue”

L’impatto di questa transizione è dimostrato dal briefing di tre ore e mezza che Lacatski ha tenuto per alti funzionari del DHS all’interno di una SCIF (Sensitive Compartmented Information Facility). Il risultato del briefing è stato descritto come “scioccante”, lasciando i vertici del dipartimento in uno stato di profonda prostrazione psicologica e insonnia di fronte alla vastità della realtà svelata. Nonostante le smentite formali, Kona Blue rappresenta la prova della continuità operativa del monitoraggio sugli UAP.

Il fatto che il progetto OAP “non sia mai terminato” ma si sia evoluto nell’ombra solleva quindi inquietanti interrogativi critici sulla tenuta della democrazia. Se i rami esecutivi delle Istituzioni possono essere deliberatamente indotti in errore o se programmi di tale portata possono operare senza un mandato chiaro e visibile, l’autorità civile sulle agenzie di sicurezza è puramente nominale. La trasformazione burocratica agisce come una barriera impenetrabile alla trasparenza, permettendo al segreto di auto-alimentarsi indefinitamente.

“Smettete di guardare ai velivoli, la tecnologia non é la parte interessante”

Lacatski lancia quindi quello che potrebbe rivelarsi uno sconvolgente ammonimento, costituendo esso stesso una potenziale, ulteriormente scioccante, rivelazione. Infatti, James Lacatski afferma che “Il vero fenomeno non é costituito dai velivoli nel cielo, ma dagli effetti che gli stessi producono sulla coscienza distorcendo la realtà e che si collegano a scoperte classificate sul potenziale umano e sulla vita dopo la morte. Pertanto, smettete di concentrarvi sui dettagli tecnici, la tecnologia non é la parte interessante”. Conformemente a queste affermazioni rileva il fatto che durante il periodo in cui James Lacatski dirigeva l’AWSAAP, gli UAP venivano classificati sotto il più ampio ombrello del “paranormale”. Gli studi del programma vertevano infatti più sugli effetti prodotti da tali velivoli sulla coscienza di chi vi veniva a contatto che sulla “sola” tecnologia esotica, ovvero di quegli aspetti che portano le persone ad interrogarsi sulla natura della realtà che ci circonda.

Percorsi di ricerca paralleli e il Rapporto Gateway della CIA

A tal riguardo, Lacatski ha indicato alcuni percorsi paralleli di ricerca che sono giunti alla medesima conclusione. I fisici delle alte energie hanno scoperto geometrie positive come l’amplituedro, che esistono al di fuori dello spaziotempo. Il che significa che lo spaziotempo non é fondamentale per la realtà.

Immagine della Princeton University

Lacatski aggiunge che i laboratori PEAR della Princeton University (oggi non più operativi, tuttavia molti dei ricercatori che vi operavano stanno portando avanti i medesimi studi presso l’ICRL – International Consciousness Research Laboratories https://icrl.org)   e le ricerche di Dean Radin hanno dimostrato che l’intenzione cosciente influenza i sistemi fisici. Studi di medianità condotti presso l’Università dell’Arizona, l’Università della Virginia e altre istituzioni avrebbero dimostrato che la coscienza può sopravvivere alla morte, con una validità dei dati valutata un miliardo di volte superiore alle tipiche soglie scientifiche.

La pagina 25 del Gateway Report della CIA, declassificata e resa pubblica solo nel 2021, descrive la realtà come un ologramma universale alimentato da energia assoluta, con innumerevoli dimensioni tra la realtà fisica e la fonte ultima. Lo scienziato cognitivo Donald Hoffman ha esplorato quali tecnologie potrebbero essere costruite a partire da modelli matematici che hanno origine al di fuori dello spazio tempo. I tipi di tecnologia da lui descritti, osserva Lacatski, corrispondono alle osservazioni degli UAP e a ciò che i testimoni di tali esperienze riportano: le stesse capacità di alterazione della realtà che i mistici descrivono da secoli, ma che non erano in grado di descrivere matematicamente. 

I programmi federali classificati di ricerca erano a conoscenza di tutto ciò già da decenni, sostiene Lacatski. Il Rapporto Gateway rimase infatti classificato mentre i ricercatori davano la caccia ad oggetti metallici. L’AWSAAP indagava sulla coscienza mentre il pubblico dibatteva sull’esistenza o meno delle astronavi. 

Il futuro della Disclosure e l’eredità della conoscenza

Secondo James Lacatski, la Disclosure non è un evento cataclismatico o non consiste in una dichiarazione presidenziale risolutiva, ma un processo di erosione del segreto attraverso il rigore metodologico. La verità istituzionale deve essere ricostruita mattone dopo mattone, superando lo stigma che ha finora impedito un’analisi seria.

Gli imperativi strategici per il futuro della ricerca, secondo lui, sono chiari:

  • Integrazione accademica: uscire dai confini dell’intelligence per coinvolgere le università in programmi di ricerca finanziati e trasparenti.
  • Validazione medica: trattare gli effetti fisiologici delle interazioni UAP come casi clinici prioritari, eliminando il pregiudizio medico.
  • Tracciabilità dell’hardware: stabilire un inventario nazionale e rigoroso dei materiali di origine ignota, impedendone la sparizione nei labirinti della compartimentazione privata.

L’ammonimento finale di Lacatski è di una gravità estrema: una disclosure totale oggi sarebbe “inutile”. La verità detenuta dal governo è talmente frammentata, incompleta e priva di una visione d’insieme che non fornirebbe risposte definitive nemmeno ai vertici del potere. La sfida non è solo declassificare i file, ma costruire una capacità di analisi che oggi manca. Senza un trasferimento sistematico di questa conoscenza alle nuove generazioni di scienziati e strateghi, la verità storica rischia l’estinzione, lasciando l’umanità orfana di una comprensione fondamentale della propria posizione nell’ordine cosmico.

Vere rivelazioni o depistaggio?

Le dichiarazioni di Lacatski sono naturalmente oggetto di dibattito all’interno della comunità ufologica. Alcuni ricercatori ritengono che egli stia in realtà proteggendo scoperte classificate più profonde, deviando l’attenzione da tecnologie recuperabili verso affermazioni non dimostrabili con assoluta certezza sulla natura della coscienza. Altri sostengono, al contrario, che proprio il collegamento con la coscienza corrisponda esattamente a quanto informatori come David Grusch avevano insinuato quando parlavano di intelligenza non umana e organismi biologici: il fenomeno manipola la percezione e la realtà stessa, rendendo un’analisi “pratica” inadeguata per qualcosa che opera al di fuori dello spaziotempo.

Alla luce delle dichiarazioni di Lacatski la domanda rimane dunque aperta: il Pentagono sta nascondendo tecnologie di propulsione rivoluzionarie dietro il depistaggio della ricerca sulla coscienza, oppure lo stesso Lacatski sta ammettendo che il fenomeno non ha mai avuto a che fare con astronavi aliene? Al lettore formarsi la propria ponderata opinione.  

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