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Uno dei principali punti strategici del confine tra Stati Uniti e Messico è stato completamente bloccato per ore in quello che le autorità locali hanno descritto come il più grave stallo del traffico aereo dai tempi dell’11 settembre. Lo scorso 11 febbraio 2026, lo spazio aereo sopra l’aeroporto internazionale di El Paso è stato improvvisamente chiuso, provocando il caos tra le agenzie federali e innescando un acceso dibattito sulla sicurezza nazionale.
Nella tarda serata di martedì, la Federal Aviation Administration (FAA) ha diffuso un NOTAM (Notice to Airmen) d’urgenza, ordinando la chiusura dello spazio aereo sopra El Paso e la vicina Santa Teresa, nel Nuovo Messico, fino a un’altezza di 5.600 metri. La disposizione, inizialmente pianificata per una durata di dieci giorni, prevedeva il divieto per tutti i voli, inclusi quelli commerciali, cargo e di emergenza: una vera e propria no-fly zone. Dopo circa nove ore di blocco, durante le quali migliaia di passeggeri sono rimasti a terra, l’ordine è stato revocato dalla FAA con un breve messaggio su X: “La chiusura temporanea è stata annullata. Non vi è alcuna minaccia per l’aviazione commerciale”.
Secondo le dichiarazioni ufficiali del Segretario ai Trasporti Sean Duffy e di alcune fonti del Pentagono, la chiusura sarebbe stata causata da un’importante incursione di droni presumibilmente operati dai cartelli della droga messicani. Tuttavia, la CBS News riporta che il blocco sembra derivare piuttosto da un duro scontro tra la FAA e il Dipartimento della Difesa, con quest’ultimo apparentemente desideroso di testare nuove tecnologie laser ad alta energia come misura anti-drone. Ulteriori indiscrezioni giornalistiche riportano inoltre le dichiarazioni di un funzionario statunitense rimasto anonimo secondo cui, già all’inizio di questa settimana, tale tecnologia sarebbe stata impiegata vicino al confine meridionale per abbattere un presunto drone straniero, rivelatosi poi un semplice pallone aerostatico. È dunque possibile che l’istituzione della no-fly zone (per fortuna temporanea) sia stata decisa a scopo precauzionale, in quanto l’impiego irresponsabile di tecnologie sperimentali avrebbe potuto rappresentare una minaccia concreta per l’aviazione civile nella zona.
Com’era da aspettarsi, il caso ha sollevato aspre polemiche. Il sindaco di El Paso, Renard Johnson, ha definito la mancanza di coordinamento “inaccettabile”, sottolineando che anche i voli sanitari d’urgenza sono stati costretti a deviare. Una posizione condivisa dalla rappresentante del Congresso per il Texas, la democratica Veronica Escobar, la quale ha affermato che la tesi dei droni “non rientrava nelle informazioni fornite al Congresso”, aggiungendo che non vi era alcuna minaccia passata o attuale nell’area. “Le informazioni provenienti dall’amministrazione non tornano”, ha dichiarato Escobar in conferenza stampa, precisando che la semplice presenza di droni dal Messico non avrebbe dovuto avere alcun effetto sulle normali operazioni di volo. “Le incursioni dal Messico avvengono da quando esistono i droni; non è una novità e non c’è stato nulla di straordinario negli ultimi eventi di cui io sia a conoscenza”.
Nonostante oggi i voli siano tornati alla normalità, l’incidente ha generato tensioni diplomatiche significative, portando all’intervento della presidente messicana Claudia Sheinbaum, che ha lamentato la mancanza di comunicazioni ufficiali da parte degli Stati Uniti. Resta però un interrogativo di fondo: perché la FAA ha annunciato una chiusura senza precedenti per un periodo di dieci giorni, per poi abbandonare la linea poche ore dopo? Non è irragionevole chiedersi quale sia la reale provenienza di questi “droni” e se possano avere un legame con il fenomeno UAP e i misteriosi velivoli spesso avvistati nei pressi di basi militari e siti sensibili.
In attesa di ulteriori risvolti, l’incidente di El Paso rimane dunque sospeso tra l’inefficienza burocratica e l’enigma tecnologico. Se da un lato il braccio di ferro tra agenzie federali evidenzia una pericolosa frattura nella gestione dei cieli americani, dall’altro l’ombra degli UAP continua a proiettarsi su eventi di questo tipo, dove la sproporzione tra la minaccia dichiarata e la risposta adottata suggerisce scenari che il Pentagono non sembra ancora disposto a chiarire del tutto. Che si sia trattato di un test laser o del monitoraggio di intrusi non convenzionali, il “caso El Paso” resterà un precedente inquietante nella cronaca della sicurezza aerospaziale moderna.