Sul fronte UFO/alieni, le immediate ritrattazioni a clamorose dichiarazioni sembrano essere ormai un cliché difficile da ribaltare. Non fa eccezione nemmeno Barack Obama che, a meno di 48 ore dalle sue affermazioni durante il podcast di Brian Tyler Cohen, è immediatamente “rientrato nei ranghi”. Dopo aver riacceso il dibattito sull’esistenza di vita extraterrestre, suscitando migliaia di commenti fra utenti social e giornalisti mainstream, l’ex presidente ha chiarito la sua posizione con un post su Instagram.
Obama ha fatto sapere che le dichiarazioni del 15 febbraio scorso erano state rilasciate semplicemente per assecondare lo spirito dell’intervista: “Stavo cercando di attenermi al tono del ‘round di domande rapide’, ma visto che la cosa ha attirato l’attenzione, vorrei chiarire”, ha scritto. Ha poi aggiunto: “Statisticamente, l’universo è così vasto che le probabilità che ci sia vita sono alte. Ma le distanze tra i sistemi solari sono così grandi che le probabilità che siamo stati visitati dagli alieni sono basse; durante la mia presidenza non ho visto alcuna prova che gli extraterrestri siano entrati in contatto con noi. Davvero!”. Insomma, una ritrattazione in piena regola, destinata comunque a far discutere.
Questa “strategia del pendolo, come già asserito precedentemente, non è una novità, ma nel caso di un ex inquilino della Casa Bianca assume un peso specifico differente. Se da un lato la smentita di Obama sembra puntare a rassicurare l’opinione pubblica sull’assoluta trasparenza istituzionale, dall’altro, l’ambiguità di fondo che accompagna da anni i suoi interventi sul tema non fa altro che suscitare non poche perplessità.
Il problema principale di queste repentine ritrattazioni è l’effetto che producono sulle persone, costrette ogni volta a schierarsi con chi, scetticamente, vede in queste smentite la conferma che non ci sia nulla di concreto oltre alle suggestioni collettive, oppure con coloro che leggono in questi chiarimenti l’ombra del cover-up, convinti che le “ragioni di Stato” prevalgano sempre sulla trasparenza.
A questo punto, la vera domanda non è più se gli alieni esistano, ma perché la narrazione ufficiale sia costretta a questo continuo gioco di prestigio tra il dire e il non dire. Forse, come suggerito dallo stesso Obama, la verità si nasconde in quel divario statistico: un universo troppo vasto per essere vuoto, ma troppo silenzioso per essere considerato, ad oggi, “condiviso”.