PURSUE e il teatro della trasparenza: cosa (non) ci dicono i file UAP del Pentagono

Il portale war.gov/ufo ha ricevuto 340 milioni di accessi nelle prime dodici ore dalla pubblicazione. Dietro quella cifra c’è una domanda che non trova risposta nei 161 file del primo lotto: qual è la differenza tra trasparenza e controllo del discorso pubblico? L’8 maggio 2026 il Dipartimento della Guerra degli Stati Uniti — la nuova denominazione che l’amministrazione Trump ha imposto al vecchio Dipartimento della Difesa — ha reso pubblico il PURSUE Release 01, primo atto di uno dei più ampi processi di declassificazione della storia americana. Un corpus di documenti che copre 82 anni, dal 1944 al 2026, distribuiti in 161 fascicoli provenienti da quattro agenzie principali: il Dipartimento della Guerra (82 fascicoli), l’FBI (57), la NASA (15) e il Dipartimento di Stato (7). Il tutto è accessibile sul portale ufficiale, senza credenziali, senza clearance.

Questo articolo prova a rispondere partendo da ciò che i documenti non mostrano — dalle voci diplomatiche sepolte nei dispacci del Dipartimento di Stato, dalla geografia degli avvistamenti che nessuno ha ancora messo a fuoco, dai dati tecnici sui casi più rilevanti, e dal silenzio istituzionale dell’Europa, Italia compresa.

PURSUE: un acronimo, un programma, una strategia

Il nome completo è Presidential Unsealing and Reporting System for UAP Encounters. L’acronimo PURSUE non è casuale. Evocare un’azione — inseguire, scovare, portare alla luce — è già una scelta narrativa precisa. Il programma, voluto dall’amministrazione Trump con una direttiva emessa il 19 febbraio 2026 via Truth Social, coinvolge un consorzio interagenzia che comprende la Casa Bianca, l’Ufficio del Direttore dell’Intelligence Nazionale (ODNI), il Dipartimento dell’Energia, la NASA, l’FBI e l’AARO — All-domain Anomaly Resolution Office, creato nel 2022.

Il 6 maggio 2026 il direttore dell’FBI Kash Patel ha consegnato alla commissione interagenzia il primo lotto di documenti classificati del Bureau. Due giorni dopo, l’8 maggio, il Dipartimento della Guerra ha pubblicato la prima tranche: 162 file, 120 documenti PDF, 28 video da sensori militari (EO/IR, FLIR, SWIR), 14 immagini ad alta risoluzione — tra cui fotografie delle missioni Apollo — e 119 documenti contenenti interviste FBI Form 302, trascrizioni di missioni spaziali e cablogrammi diplomatici. La seconda tranche è attesa su base rolling, con nuovi materiali pubblicati ogni poche settimane, come confermato dalla deputata Anna Paulina Luna e dalla stessa dichiarazione ufficiale del Dipartimento.

«Senza analisi, questi file alimenteranno solo speculazioni e pseudoscienza da poltrona.» — Sean Kirkpatrick, ex direttore AARO

Sean Kirkpatrick, il fisico e ufficiale dell’intelligence che ha guidato l’AARO fino al 2023, è la voce più scomoda di questa operazione. Ha dichiarato pubblicamente che nei documenti esaminati durante il suo mandato non c’era alcuna prova di tecnologia extraterrestre recuperata. La sua posizione è metodologicamente corretta e politicamente fastidiosa per chi ha costruito la narrativa del rilascio. Il Dipartimento della Guerra ha inserito nel sito un disclaimer esplicito: il linguaggio descrittivo contenuto nei rapporti militari riflette l’interpretazione soggettiva del redattore e non deve essere considerato una conferma conclusiva di quanto osservato. È un avvertimento che pochi leggono, ma che dice molto sulla vera natura dell’operazione.

I contenuti: novità FBI, missioni Apollo e video operativi

Le nuove testimonianze FBI di alto livello (Serial-3,4,5 Redacted.pdf)

Tra le novità più rilevanti del rilascio spiccano alcune interviste FBI Form 302 — il formato standard per la verbalizzazione di testimonianze nell’ambito di indagini federali. La più significativa riguarda un alto funzionario dell’intelligence intervistato a fine 2025 all’interno di una struttura militare statunitense. Il testimone descrive un incontro diretto con una sfera definita ‘super-calda’, rilevata anche da sensore FLIR, che ha percorso circa 20 miglia a velocità tale da rendere impossibile l’inseguimento con elicottero. Si tratta di una delle testimonianze con credibilità più elevata dell’intero lotto.

Un secondo dossier documenta un evento del settembre 2023 su un sito di test americano: cinque fascicoli descrivono un oggetto metallico di colore bronzo, ellissoidale, lungo tra i 130 e i 195 piedi, materializzatosi da una luce brillante e scomparso istantaneamente. Il dossier include uno schizzo composito realizzato dal laboratorio FBI e interviste multiple a testimoni federali — un dettaglio che non ha precedenti nelle pubblicazioni precedenti del bureau.

Un terzo caso (Western_US_Event_Slide_5.08.2026.pdf), nell’ovest degli Stati Uniti sempre nel 2023, vede sette dipendenti federali segnalare indipendentemente, nell’arco di due giorni, quattro tipologie di fenomeni: tra questi, ‘sfere che lanciano altre sfere’ e grandi sfere luminose stazionarie. La molteplicità e la qualità istituzionale dei testimoni rende questo cluster particolarmente difficile da liquidare come errore percettivo.

Le anomalie lunari delle missioni Apollo (NASA-UAP-Apollo)

Uno degli aspetti più sorprendenti del rilascio riguarda la rivalutazione di materiale NASA delle missioni Apollo. Le fotografie rilasciate includono cinque immagini da Apollo 12 (1969) con anomalie luminose sopra l’orizzonte lunare. Ma il caso più rilevante è quello di Apollo 17 (dicembre 1972): una fotografia (codice NASA AS17-147-22470HR) mostra tre ‘puntini’ luminosi in formazione triangolare nel cielo lunare. Il Dipartimento della Guerra ha aperto un’indagine attiva su questa immagine, ottenendo il negativo originale. La didascalia ufficiale è senza precedenti: ‘Nuova analisi preliminare del governo USA suggerisce che la caratteristica dell’immagine sia potenzialmente il risultato di un oggetto fisico nella scena’. Un governo che riapre ufficialmente casi chiusi da cinquant’anni non è un gesto ordinario.

Gemini 7: la voce di Frank Borman declassificata

Audio e trascrizione declassificati catturano in tempo reale, il 5 dicembre 1965, lo scambio tra l’astronauta Frank Borman e il controllo missione a Houston: “We have a bogey at 10 o’clock high”. Jim Lovell descrive ‘un corpo brillante al sole su sfondo nero con trilioni di particelle’. Borman insiste che si tratta di un avvistamento reale, distinto dal booster del veicolo. L’audio è ora disponibile pubblicamente sul portale PURSUE. Erano dati già parzialmente noti, ma la pubblicazione nella forma declassificata originale conferisce loro un peso istituzionale diverso.

I video operativi: 28 casi irrisolti

I 28 video costituiscono il nucleo più ‘operativo’ del rilascio. Tra i più significativi: il caso DOW-UAP-PR34 (Grecia, ottobre 2023), con un oggetto che vola radente alla superficie oceanica eseguendo multiple virate a 90 gradi a circa 80 mph — manovre che sfidano l’aerodinamica convenzionale. Un oggetto a diamante (Grecia, gennaio 2024), visibile solo in sensore SWIR, con velocità stimata tra 434 e 499 nodi. La cosiddetta ‘Bouncy Ball’ (Siria, novembre 2023), una sfera che mantiene circa 483 mph per oltre 7 minuti consecutivi. E un triangolo metallico nel Mediterraneo, descritto esplicitamente come tale a 25.000 piedi di quota, la cui localizzazione precisa è omessa per ragioni di sicurezza.

Molti oggetti mostrano firme infrarosse ‘fredde’ o comportamenti coordinati tra più unità — pattern ricorrenti in decenni di segnalazioni. Il Pentagono ha confermato che non esistono spiegazioni note per nessuno di questi video.

La geografia che nessuno ha ancora letto

I documenti coprono 34 località su sei continenti, più la Luna e l’orbita terrestre bassa. Il Medio Oriente (Siria, Iraq, Golfo Arabico) domina per numero di casi recenti, ma emergono nuovi casi dal teatro INDOPACOM (Mar Cinese Orientale, Giappone) e dall’interno degli Stati Uniti. Due vuoti temporali significativi restano inspiegati: 1974-1984 e 2005-2012 — periodi di intensa attività militare e sorveglianza. Alcuni cluster geografici meritano attenzione specifica.

Il dispaccio diplomatico dal Tagikistan, 1994

Tra i materiali del Dipartimento di Stato figura un dispaccio inviato dall’ambasciata americana a Dushanbe il 31 gennaio 1994. Il titolo è secco: ‘Tajik Air Pilots Report Unidentified Flying Object’. Il documento, classificato fino al 25 febbraio 2026 e ora rilasciato integralmente, descrive l’esperienza di un pilota tagico e di tre colleghi americani a bordo di un jet commerciale che sorvola il Kazakhstan a 41.000 piedi. L’oggetto viene descritto come una luce di intensità enorme, proveniente da est a grande velocità e a un’altitudine superiore a quella dell’aeromobile. L’equipaggio lo osserva per circa quaranta minuti. Nel frattempo l’oggetto compie virate a novanta gradi, traiettorie a cavatappi e cerchi ad alta velocità. Il capitano scatta fotografie con una Olympus tascabile e promette di inviarle all’ambasciata. Quelle fotografie non compaiono nel file pubblicato.

L’ambasciata suggerisce un meteorite rimbalzato sull’atmosfera. I piloti respingono l’ipotesi con fermezza: hanno visto migliaia di stelle cadenti in anni di volo sulle rotte commerciali e questo, insistono, era qualcos’altro. Il documento non riporta una conclusione definitiva. L’assenza delle fotografie promesse è, da sola, un capitolo di storia dell’omissione istituzionale.

Il Mar Egeo, 2023: virate a ottanta miglia orarie

Un rapporto militare del 2023 documenta un UAP che vola radente alla superficie del mare nel Mar Egeo e compie ripetute virate a novanta gradi a circa 80 mph. L’oggetto viene rilevato da sensori militari in un’area che ospita operazioni navali NATO. Il file è classificato come ‘non risolto’ e non specifica la nazionalità dell’unità che ha effettuato il rilevamento. Nello stesso lotto è presente un rapporto del Comando Centrale USA relativo alla Grecia nel gennaio 2024: un video di sessantacinque secondi acquisito tramite sistema FLIR mostra un oggetto a forma di diamante, con velocità stimata tra i 434 e i 499 nodi — visibile esclusivamente nel canale SWIR.

Il Mediterraneo: il triangolo a 25.000 piedi

Tra i casi più recenti figura la testimonianza di un pilota militare che descrive un UAP triangolare e metallico in volo a 25.000 piedi sopra il Mediterraneo. La localizzazione precisa è omessa. La forma triangolare è ricorrente nella letteratura sugli UAP militari moderni. La sua presenza in questo documento apre una domanda che i file non affrontano: quante di queste osservazioni avvengono in prossimità di basi NATO nel Mediterraneo centrale?

Diplomatizzazione del fenomeno: i dispacci di Stato

Una delle novità strutturalmente più interessanti del rilascio PURSUE riguarda la presenza massiccia di dispacci diplomatici del Dipartimento di Stato. I file includono comunicazioni da ambasciatori e funzionari di Papua Nuova Guinea, Kazakhstan, Turkmenistan, Georgia e Messico, con una finestra temporale che va dal 1985 alla fine del 2025.

Questo materiale ha un peso specifico diverso rispetto ai consueti rapporti militari. I diplomatici che redigono i dispacci non sono addestrati all’osservazione aerea e non dispongono di strumenti di rilevamento. Riportano ciò che viene loro riferito da piloti locali, funzionari stranieri, testimoni civili. Il livello di filtro istituzionale è più basso, e il rischio di errore interpretativo è più alto. Ma c’è anche un vantaggio: i dispacci diplomatici non hanno interesse diretto nel fenomeno UAP. Sono testimoni involontari e in certa misura più neutri.

Quaranta minuti di osservazione, virate a novanta gradi, contrails a 100.000 piedi. E nessuna fotografia nel file pubblicato.

Il caso del Tagikistan del 1994 è esemplare. Il diplomatico che firma il dispaccio non esprime un giudizio personale sull’evento: trasmette, avanza un’ipotesi convenzionale, lascia aperto il caso. È la forma più onesta di gestione istituzionale dell’anomalo. E al tempo stesso la meno soddisfacente: il lettore riceve il dato grezzo senza strumenti per interpretarlo.

Tecnologia, sensori e il problema dell’interpretazione

Uno degli aspetti meno dibattuti nel discorso pubblico riguarda il ruolo della tecnologia di rilevamento nel produrre — o amplificare — l’anomalia. Kirkpatrick ha più volte sottolineato che molti oggetti catturati nelle riprese FLIR non sono ciò che sembrano. Le telecamere a infrarossi, quando inquadrano un oggetto caldo contro uno sfondo freddo, producono artefatti ottici che possono sembrare oggetti solidi con traiettorie improbabili. Il caso del ‘football-shaped UAP’ avvistato dal Comando Indo-Pacifico vicino al Giappone nel 2024 ne è l’esempio più citato: diversi esperti di fotografia militare hanno osservato che la forma a football è tipica del flare prodotto da un oggetto caldo nel campo visivo di una camera FLIR con feed invertito — il cosiddetto ‘effetto di inversione cromatica’. Il file pubblicato non contiene questa analisi.

John Greenewald Jr., fondatore del sito The Black Vault e ricercatore specializzato nelle richieste FOIA, ha commentato duramente: il Pentagono ha per anni sostenuto di non poter rilasciare immagini classificate degli UAP. La pubblicazione di quelle stesse immagini — seppur oscurate — dimostra che il rilascio era tecnicamente possibile da tempo. La domanda implicita è: perché non prima?

Il Dipartimento della Guerra ha esplicitamente invitato il settore privato ad analizzare i materiali. La Sol Foundation, organizzazione di ricerca specializzata sugli UAP, ha accolto l’invito e chiesto al Congresso una legislazione che imponga una revisione completa dei record classificati con l’obiettivo di fornire agli americani la verità intera sulla conoscenza governativa di fenomeni e veicoli non di origine umana. Su 162 file rilasciati, 108 contengono oscuramenti. Il Pentagono ha dichiarato che le redazioni proteggono l’identità dei testimoni, la localizzazione delle strutture governative e informazioni potenzialmente sensibili su siti militari non correlati agli UAP.

La valutazione indipendente: 52% dei casi ‘suggestivi’

L’analisi indipendente del dataset classifica circa il 52% dei fascicoli come ‘suggestivi’ o ‘compatibili’ con fenomeni straordinari. Nessuno fornisce prova diretta di origine extraterrestre, ma si documentano in modo ricorrente: accelerazioni e virate istantanee; velocità sostenute elevate senza firma termica convenzionale; transmedialità aria/acqua; comportamenti apparentemente intelligenti e coordinati; visibilità selettiva su specifici sensori (solo SWIR, solo FLIR, mai a occhio nudo). Questo corpus — 82 anni, 34 paesi, testimoni che vanno da contadini californiani a astronauti della NASA — rende insostenibile liquidare il fenomeno come semplice errore percettivo collettivo.

I 46 video dei whistleblower: la partita ancora aperta

Il rilascio dell’8 maggio è soltanto il primo atto. La deputata repubblicana Anna Paulina Luna ha confermato che i 46 video identificati dai whistleblower e formalmente richiesti con una lettera al Pentagono nel marzo 2026 non sono inclusi nella prima tranche. La questione dei whistleblower è cruciale per capire il perimetro reale di ciò che i file PURSUE intendono rivelare.

David Grusch, ex ufficiale dell’intelligence con 14 anni di carriera tra Air Force e NGA, ha dichiarato nel luglio 2023 davanti al Congresso che il governo americano avrebbe recuperato materiali e veicoli di origine non umana nel corso di decenni, e che queste attività coinvolgerebbero anche paesi alleati degli Stati Uniti. Ha affermato di essere stato informato di un ‘multi-decade UAP crash retrieval and reverse-engineering program’ al quale gli era stato negato l’accesso nonostante le sue funzioni. Il Pentagono ha negato le sue affermazioni. Il rapporto AARO del 2024 le ha esplicitamente contestate. Ma da marzo 2025 Grusch è consigliere speciale del deputato Eric Burlison sulle questioni di trasparenza e declassificazione federale — il che spiega perché il suo nome rimanga politicamente rilevante nel processo PURSUE.

Il deputato Tim Burchett, repubblicano del Tennessee e informale co-presidente del UFO Caucus bipartisan, ha ringraziato Trump per aver mantenuto la parola sulla trasparenza, aggiungendo che il processo richiederà tempo. È un’ammissione implicita che ciò che è stato pubblicato non è tutto ciò che esiste. La distanza tra il dato disponibile e il dato completo è la misura della trasparenza reale, non della trasparenza dichiarata.

L’Europa assente e i casi italiani

Uno dei vuoti più evidenti nel rilascio PURSUE è la quasi totale assenza dell’Europa come protagonista attiva. I file includono avvistamenti in area europea, ma non esiste alcun documento che mostri una cooperazione formale tra gli Stati Uniti e i servizi di intelligence europei nella gestione degli UAP. Eppure quella cooperazione, se esiste, dovrebbe esistere. Le basi NATO in Europa meridionale — e in Sicilia in particolare, con le installazioni di Sigonella e Niscemi — sono da decenni al centro di avvistamenti ricorrenti che le autorità italiane hanno gestito in modo disomogeneo.

Il sistema italiano: dal 1978 ad oggi

L’Italia ha una storia istituzionale nella gestione degli UAP spesso ignorata nel dibattito internazionale. Nel 1978, a seguito di un’ondata di avvistamenti, il Presidente del Consiglio Giulio Andreotti designò l’Aeronautica Militare come organismo ufficiale per la raccolta e il monitoraggio delle segnalazioni di Oggetti Volanti Non Identificati. Da quella data, il Reparto Generale Sicurezza dello Stato Maggiore cataloga ogni avvistamento ritenuto rilevante. Nel 2001 l’Italia è stata il primo paese al mondo a rendere pubblicamente disponibili i dati militari sugli avvistamenti — un primato che il dibattito attuale ignora sistematicamente.

Tra il 1972 e il 2023, l’Aeronautica Militare italiana ha classificato ufficialmente 490 oggetti volanti non identificati. Di questi, 59 localizzati nel Lazio. La distribuzione geografica è significativa: la maggior parte degli avvistamenti si concentra nelle aree adiacenti alle installazioni militari.

Il caso di Castelporziano del 1963 — quando l’autista del Presidente della Repubblica Antonio Segni descrisse un oggetto metallico discoidale che sorvolò la tenuta presidenziale provocando vibrazioni nell’autovettura e negli alberi circostanti — fu incluso nel Progetto Blue Book americano. È uno dei rari punti di contatto documentato tra il sistema di classificazione italiano e quello statunitense. I file PURSUE non contengono riferimenti a questo episodio, né ad altri casi italiani, fra cui spiccherebbe per importanza quello dell’UFO-crash di Magenta, rilanciato, per altro, come fatto accertato da David Grusch al Congresso USA.

Il nodo delle basi NATO in Sicilia

Sigonella, sede del Naval Air Station più importante del Mediterraneo centrale, è operativa dagli anni Sessanta e ospita operazioni di sorveglianza aerea di alto profilo. Niscemi è sede del terminale MUOS — Mobile User Objective System — nodo delle comunicazioni satellitari militari americane che ha generato anni di contenzioso politico e giudiziario in Italia. Nessuno dei file pubblicati menziona esplicitamente queste installazioni. Ma la concentrazione di avvistamenti in area siciliana — e la presenza costante di attività militari americane nell’area — solleva una domanda legittima: quanti degli avvistamenti italiani non classificati come UAP sono riconducibili a tecnologie sperimentali operate dalle forze americane che non vengono condivise con le autorità italiane? È una domanda che nessuna istituzione, né italiana né americana, ha mai risposto pubblicamente.

Cosa manca davvero: cinque omissioni strutturali

L’analisi comparativa tra ciò che i file mostrano e ciò che la storia del fenomeno UAP suggerisce come possibilmente esistente porta a identificare almeno cinque aree di omissione strutturale che il rilascio PURSUE non affronta.

Prima omissione: i programmi neri. I file rilasciati non contengono alcun riferimento ai programmi di sviluppo tecnologico classificati che l’AARO stesso, nel suo rapporto del 2024, ha identificato come probabile spiegazione di una quota significativa degli avvistamenti UAP. Se alcuni oggetti osservati dai piloti militari sono prototipi sperimentali americani testati in segreto, i file pubblici non lo diranno mai.

Seconda omissione: la dimensione multilaterale. Non esiste nei file rilasciati un documento che mostri la condivisione di intelligence UAP tra gli Stati Uniti e gli alleati NATO. Eppure questa condivisione — se avviene — sarebbe il contesto necessario per interpretare la concentrazione di avvistamenti nelle aree a più alta presenza militare alleata, dal Mediterraneo all’Indo-Pacifico.

Terza omissione: i dati di telemetria. I rapporti militari pubblicati descrivono ciò che i piloti vedono, non ciò che i sensori registrano in termini quantitativi. Velocità, quota, firma radar, firma termica: questi dati tecnici, dove esistono, sono quasi sempre assenti nei file pubblicati o oscurati. Senza di essi, è impossibile distinguere un’anomalia reale da un artefatto di sistema.

Quarta omissione: la risposta scientifica indipendente. Nessun documento rilasciato riporta l’esito di un’analisi scientifica indipendente condotta su materiali fisici, immagini o dati di telemetria acquisiti in occasione di un evento UAP. Il Pentagono invita il settore privato ad analizzare i file, ma non ha mai reso pubblici i risultati di analisi interne.

Quinta omissione: la dimensione psicosociale. I file non includono alcuno studio sistematico sull’effetto che la gestione istituzionale del fenomeno — classificazione, omissione, rilascio calibrato — ha avuto sulla percezione pubblica nel corso di ottant’anni. È un’omissione comprensibile per un archivio militare, ma rivela il limite strutturale di un rilascio che produce dati senza produrre interpretazione.

Il perimetro si sposta, non si chiude

Il rilascio PURSUE ha modificato le coordinate del dibattito pubblico sugli UAP. Ha reso accessibile materiale che per decenni era rimasto dietro classificazioni. Ha rivelato una rete diplomatica e militare di segnalazioni che attraversa continenti e ottant’anni con una coerenza interna difficile da ignorare. Ha dato ai ricercatori indipendenti materia prima che prima richiedeva anni di richieste FOIA per essere ottenuta in forma frammentata. L’apertura di un’indagine attiva sulle fotografie Apollo 17 è forse il segnale più importante: il governo sta riconsiderando ufficialmente casi ritenuti chiusi da mezzo secolo.

Ma ha anche confermato che la logica del rilascio è quella del controllo narrativo. Si pubblica ciò che alimenta l’interesse senza chiudere il mistero. Si oscura ciò che potrebbe rispondere davvero alle domande più scomode. Si delega al pubblico la responsabilità interpretativa senza fornire gli strumenti tecnici necessari. Si promette una seconda tranche, una terza, un rilascio rolling ogni poche settimane — mantenendo l’attenzione alta e la risoluzione bassa.

L’Italia, in questo quadro, è al tempo stesso dentro e fuori. Dentro perché il Mediterraneo è uno dei teatri più documentati negli ultimi file, e perché le basi NATO in Sicilia sono parte integrante della presenza militare americana nell’area. Fuori perché nessun documento pubblicato menziona una cooperazione formale con le istituzioni italiane, e perché la storia degli avvistamenti italiani — catalogata dall’Aeronautica Militare dal 1978 — resta un corpus separato, non integrato nel sistema PURSUE.

La domanda che rimane aperta non è se gli UAP esistano come categoria di fenomeni osservati. I file lo dimostrano. La domanda è un’altra: chi decide cosa si vede, e perché proprio ora?

 

 

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