Washington, 14 settembre 2026 – Il processo di revisione delle informazioni statunitensi sugli Unidentified Anomalous Phenomena (UAP) entra in una nuova fase. Il Department
of War (DOW) ha annunciato l’adozione di una specifica esenzione legale destinata a consentire a personale militare, civile e contractor, attuale o passato, di comunicare informazioni relative agli UAP a rappresentanti ufficiali dell’iniziativa PURSUE, senza incorrere nelle conseguenze normalmente previste dagli accordi di non divulgazione.
Il provvedimento si inserisce, secondo quanto affermato nel comunicato del 14 settembre, nel mandato dell’amministrazione Trump volto a perseguire una maggiore trasparenza sul fenomeno UAP. L’elemento più significativo dell’annuncio non è tanto l’ennesima dichiarazione politica sulla necessità di fare luce sugli UAP, quanto la creazione di un meccanismo formalmente autorizzato attraverso il quale persone che hanno avuto accesso a informazioni sensibili possano riferire quanto conoscono. L’esenzione riguarda personale militare e civile del Department of War e contractor che siano, o siano stati, autorizzati ad accedere a informazioni di National Defense Information (NDI) relative agli UAP. Il provvedimento interviene inoltre su un problema che negli ultimi anni è stato frequentemente indicato come uno dei principali ostacoli alla raccolta di testimonianze: il timore, da parte di chi possiede informazioni classificate, di violare obblighi di riservatezza, perdere le autorizzazioni di sicurezza o andare incontro a conseguenze amministrative e legali.
Secondo il comunicato, la deroga consente a queste persone di comunicare informazioni ai rappresentanti autorizzati di PURSUE, facendo venir meno, limitatamente a questo specifico canale di comunicazione, le conseguenze previste dagli accordi NDA e dalle disposizioni relative ai programmi ad accesso speciale (SAPI).
Questo punto è particolarmente importante: non si tratta di una liberalizzazione generale delle informazioni classificate, né di un’autorizzazione a divulgare pubblicamente materiale riservato. La deroga istituisce invece un canale controllato attraverso il quale le informazioni possono essere trasferite alle strutture incaricate della loro valutazione. Il comunicato definisce il nuovo meccanismo come una vera e propria pipeline destinata alla revisione sistematica, alla valutazione sotto il profilo della sicurezza e all’eventuale declassificazione di informazioni storiche e attuali sugli UAP.
È questo probabilmente il passaggio più rilevante dal punto di vista istituzionale.
Per anni il dibattito sugli UAP negli Stati Uniti è stato caratterizzato da una notevole frammentazione: testimonianze individuali, rapporti militari, documentazione classificata, programmi di intelligence, analisi radar e immagini provenienti da sistemi differenti hanno spesso seguito percorsi separati. La creazione di un canale ufficiale per la raccolta delle informazioni potrebbe consentire, almeno nelle intenzioni dichiarate, di passare da una logica prevalentemente testimoniale a un processo strutturato di intelligence assessment. La questione centrale diventa quindi non soltanto che cosa hanno visto o riferito i testimoni, ma anche quali dati possono essere verificati, correlati e sottoposti a valutazione indipendente.
L’iniziativa assume tuttavia un significato che va oltre la ricerca sul fenomeno UAP.
Gli Stati Uniti sono impegnati in una fase di crescente competizione strategica con altre grandi potenze, nella quale le tecnologie aerospaziali, i sistemi di sorveglianza, i droni, le capacità ipersoniche, la guerra elettronica e l’intelligence costituiscono elementi centrali della sicurezza nazionale. In questo contesto, qualsiasi informazione relativa a fenomeni osservati nello spazio aereo o in prossimità di infrastrutture militari può assumere una valenza strategica, indipendentemente dalla spiegazione finale del fenomeno.
Un oggetto inizialmente classificato come UAP può infatti rivelarsi, dopo un’analisi più approfondita, un sistema convenzionale, un drone, un pallone, un fenomeno atmosferico, un errore dei sensori oppure una tecnologia appartenente a un Paese avversario. Da questo punto di vista, la questione UAP non può essere separata dal più ampio problema della consapevolezza dello spazio aereo e della sicurezza nazionale. La trasparenza, pertanto, presenta una inevitabile ambivalenza: da una parte Washington può avere interesse a rendere pubbliche determinate informazioni per aumentare la fiducia dell’opinione pubblica e del Congresso; dall’altra deve proteggere le caratteristiche dei propri sensori, le procedure operative e le capacità di intelligence.
È proprio questo equilibrio a rendere interessante la nuova iniziativa.
Una politica di trasparenza realmente efficace non può coincidere con la pubblicazione indiscriminata di tutto il materiale disponibile. Per ragioni di sicurezza, alcune informazioni potrebbero dover rimanere classificate anche qualora riguardino eventi UAP. Il processo indicato dal Department of War sembra quindi seguire una sequenza precisa: raccolta delle informazioni – verifica – valutazione di sicurezza – analisi – eventuale declassificazione. Questo modello potrebbe rappresentare un’evoluzione rispetto alla semplice pubblicazione di singoli documenti o testimonianze. Al tempo stesso, sarà fondamentale comprendere quali criteri verranno utilizzati per determinare ciò che potrà essere reso pubblico e ciò che invece rimarrà classificato.
La questione presenta anche una possibile dimensione alleata.
Gli avvistamenti UAP non riguardano esclusivamente gli Stati Uniti. Eventi aerei anomali possono essere rilevati contemporaneamente da diversi sistemi radar e di sorveglianza appartenenti a Paesi differenti. Per questa ragione, la crescente attenzione statunitense agli UAP potrebbe avere conseguenze anche per la cooperazione nel settore della sicurezza aerea e dell’intelligence all’interno della NATO. La condivisione di informazioni,
tuttavia, comporta difficoltà specifiche. Un rapporto UAP può contenere dati relativi alle prestazioni di un radar, alla posizione di una piattaforma militare, alle modalità di raccolta delle informazioni o alle capacità di rilevamento di un determinato Paese.
La classificazione di tali dati potrebbe quindi dipendere non dalla natura dell’oggetto osservato, ma dalle modalità con cui l’oggetto è stato rilevato. È una distinzione essenziale anche per comprendere perché una parte delle informazioni sugli UAP potrebbe continuare a rimanere riservata.
Dal punto di vista della ricerca sul fenomeno, l’iniziativa statunitense potrebbe avere conseguenze significative. La possibilità per ex militari, funzionari e contractor di fornire informazioni attraverso un canale formalmente protetto potrebbe incrementare il numero delle testimonianze disponibili agli analisti e, soprattutto, consentire di recuperare informazioni relative a programmi e casi risalenti a diversi decenni. Ma la quantità di nuove informazioni non sarà necessariamente sinonimo di maggiore conoscenza. Sarà decisivo il processo di validazione indipendente: documenti, testimonianze e dati strumentali dovranno essere confrontati e verificati, evitando che la semplice provenienza da un ambiente militare venga automaticamente considerata una garanzia della natura straordinaria dell’evento. Un approccio scientificamente rigoroso deve mantenere aperte tutte le ipotesi, comprese quelle convenzionali.
Per l’Europa, e in particolare per i Paesi NATO, gli sviluppi statunitensi meritano attenzione. L’Italia possiede una lunga tradizione di osservazione e raccolta di segnalazioni relative alla fenomenologia UFO/UAP e dispone, inoltre, di strutture istituzionali direttamente interessate alla sicurezza dello spazio aereo. L’evoluzione del dibattito americano potrebbe quindi offrire un’occasione per riflettere sulla necessità di standard comuni di raccolta, catalogazione e analisi dei dati UAP, soprattutto quando gli eventi vengono osservati in prossimità di infrastrutture sensibili o interessano lo spazio aereo di più Paesi.
Un eventuale modello internazionale dovrebbe distinguere chiaramente almeno tre livelli:
– la ricerca scientifica e fenomenologica, orientata alla spiegazione degli eventi;
– sicurezza e difesa, finalizzata a individuare eventuali minacce o attività ostili;
– trasparenza pubblica, con la diffusione delle informazioni che non compromettano fonti, metodi e capacità operative.
Questi tre livelli non sono necessariamente in conflitto, ma richiedono procedure e responsabilità chiaramente definite. È importante, infine, evitare interpretazioni eccessive.
L’annuncio del 14 settembre non dimostra l’esistenza di tecnologia extraterrestre, di veicoli di origine non umana o di programmi segreti finalizzati al recupero di tali materiali. Dimostra invece che il governo statunitense considera sufficientemente importante il tema UAP da predisporre un meccanismo specifico per raccogliere informazioni provenienti da persone che hanno avuto accesso a programmi e informazioni sensibili. La vera novità, quindi, potrebbe risiedere nella istituzionalizzazione della raccolta delle testimonianze e dei dati, più che nel contenuto delle informazioni che eventualmente emergeranno. Il passaggio successivo sarà osservare come PURSUE utilizzerà il materiale ricevuto, quali informazioni verranno sottoposte a verifica, quali potranno essere declassificate e, soprattutto, se dalle nuove acquisizioni emergeranno elementi indipendentemente verificabili. Il provvedimento rappresenta, in definitiva, un ulteriore tassello della progressiva trasformazione della questione UAP da tema prevalentemente periferico e associato alla cultura UFO a questione che viene affrontata, almeno negli Stati Uniti, anche all’interno delle strutture della sicurezza nazionale.
La prospettiva geopolitica suggerisce però di leggere questo sviluppo con attenzione.
Gli UAP possono rappresentare contemporaneamente un problema scientifico, un problema di intelligence e un problema di sicurezza. La loro corretta analisi richiede pertanto di mantenere distinti questi piani, evitando sia la sottovalutazione sistematica del fenomeno sia conclusioni premature sulla sua origine. Per il mondo della ricerca ufologica, la reale verifica inizierà ora: non dalla quantità delle nuove rivelazioni, ma dalla qualità dei dati che potranno essere sottoposti a controllo, confronto e verifica indipendente.
Come Centro Ufologico Nazionale, monitoriamo questa evoluzione con la massima attenzione. Questa amnistia legale per gli insider rappresenta la caduta del “Muro di Gomma” che per più di settant’anni ha circondato la questione ufologica. Nelle prossime settimane e mesi, il programma PURSUE potrebbe raccogliere testimonianze e documentazioni capaci di riscrivere non solo la nostra comprensione del fenomeno UAP, ma anche gli equilibri di potere tecnologico sul pianeta.
La domanda ora non è più se il fenomeno UAP sia reale e studiato militarmente, ma chi, a livello globale, riuscirà per primo a trarne un decisivo vantaggio geopolitico.